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FILIPPO SORCINELLI - VULNUS
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€240,00
Tasse incluse.

EXTRAIT DE PARFUM 100 ML

VULNUS

Avevo un corpo

prima che piovesse la notte.

Era una casa di carne

con finestre accese,

un piccolo tempio

dove l’anima posava la fronte

sulla pelle.

Poi qualcuno entrò

nel mio buio più sacro

e spezzò il pane della mia luce.

Arrivò con pietre lanciate

da mani assenti,

con sentenze nate nel buio,

con l’odio di chi ferisce da lontano

e lascia agli altri

il peso del sangue.

I lividi andarono via

con la pietà del colore.

I morsi lasciarono la pelle

con l’andatura stanca

delle bestie ormai sazie.

Da allora

ho imparato che il corpo può diventare una stanza straniera,

un letto pieno di chiodi,

una rosa chiusa dal gelo

nel mese sbagliato.

Ho imparato

che una parola può fare ematoma,

che una frase può lasciare cicatrice,

che una derisione può masticare

più a lungo.

Ma dentro rimase

una navata d’ombra,

nascosta in una chiesa ferita.

La pelle conosce l’angoscia

prima della bocca,

prima del pensiero,

prima del perdono.

Conosce l’odore della paura,

quel ferro freddo

che entra nella mente

e resta seduto

come un re malato.

Conosce il veleno della voce,

il colpo della frase,

la lama del riso altrui,

il morso dell’anonimo

che getta fango

e chiama verità

la propria fame.

Io portavo il silenzio

sulle spalle

come un mantello nero.

La gente vedeva il mio volto

e diceva: sei salvo.Ma la salvezza

a volte

è soltanto una porta chiusa

dietro cui brucia ancora

la stanza.

Allora venne il profumo.

Venne senza rumore,

come vengono certe grazie

dopo la rovina.

Entrò nella ferita

con mani d’aria,

con un sangue di luce,

con una pazienza scura.

Mi disse:

la tua pelle è tua.

Mi disse:

la tua anima ha ancora

un nome.

E allora io mi alzai

con addosso il ferro,

il fumo,

il cuoio,

la cenere,

la rosa bruciata,

la resina amara

che consola soltanto

chi ha attraversato il fuoco.

Mi alzai

con l'inchiostro nero

delle parole ricevute

divenuto sigillo

sulla pelle.

Mi alzai

con le pietre raccolte

una a una

e fuse in una corona.

Vulnus.

Così chiamai

la mia ferita

quando smise di essere vergogna

e divenne potere.

Così chiamai

il mio nome

quando uscì dal fango

con una luce più tagliente.

Così chiamai

il mio corpo

quando tornò a occupare l’aria

con la sua forza.

Così chiamai

la bellezza

nata dal mio abisso:

una corazza liquida,

una luce feroce,

un profumo

che sale dalla cenere

e dice al mondo:

io sono mio. Sono ancora mio.

Ho perduto sangue,

ma ho trovato oro.Ho conosciuto l’ombra,

ma ora governo

la mia notte.

EVOLUZIONE ARMONICA 

SOGGETTO: Accordo di ferro ossidato, vaniglia nera, cuoio

CONTRO SOGGETTO: Gelsomino, caramello bruciato

CODA: Creme brulée, vov